Credere - La Madonna

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Credere

Gesù

Voglio dirvi cosa significa credere e, nello specifico, credere in Gesù Cristo.

Molti affermano di credere ma di fatto non credono, molti altri invece credono davvero anche senza pronunciare mai parola in merito. Quelli che fanno più chiasso, di solito, sono in queste cose quelli che meno le possiedono.

Mi sovviene a questo punto la similitudine, molto diretta peraltro, con la parabola evangelica dei due figli qui sotto riportata. Uno di essi afferma subito, con le parole, di voler compiere la volontà dettata dal padre, ma poi agisce ipocritamente, in modo completamente opposto e la ignora; l’altro afferma di non averne voglia, ma poi si pente e la compie. Anche l’ambiente della vigna, dove il padre vuole che si attui la sua volontà, ci riconduce a considerare analogamente il nostro ambito religioso, la effettiva valenza e peso del nostro Credere ed operare da Cristiani. L’abitudine a recitare le professioni di fede o i “credo” ci ha lentamente convinti che basti pronunziare la precisa formula dettata da santamadrechiesa per essere a posto. Certo, forse così facendo saremo a posto con la comunità umana, con la parte esteriore della chiesa, che per questo ci riconosce e senza questo ci misconosce, proprio come i farisei facevano con pubblicani e prostitute a causa della loro impurità. Ma a Dio evidentemente interessa un altro CREDERE, un altro modo di dimostrare la nostra FEDE in Lui. Questo modo non può rimanere avulso da tutto il contesto degli insegnamenti “scomodi” che il Maestro Gesù ci ha lasciato in Testamento, ma ne costituisce la conseguenza diretta ed immediata.

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
Matteo 21, 28-31

Se io credo in una persona, ciò vuol dire che presuppongo e ritengo le sue qualità morali assolutamente positive: sincerità, onestà, ecc. ma qui vi è un azzardo cioè, data la nostra natura umana, potrei anche ingannarmi e mal riporre la mia fede in quella persona. Nel qual caso, se dovessi affidare a lei la mia salvezza o la mia vita, correrei rischio reale, per quanto minimo. Il credere presuppone quindi una conoscenza del soggetto della nostra fede, una conoscenza che in teoria dovrebbe essere pura e totale, proprio per poter escludere l’inganno, ma ciò, tra uomo e uomo, non è quasi possibile anzi a ben demarcare la differenza tra fede negli uomini e fede in DIO è scritto “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo!“

Dunque la fede in Cristo è cosa diversa dalla fede riposta negli uomini per il fatto che chi può credere in Lui già Lo preconosce intimamente, dagli inizi. La predicazione fedele è certo necessaria, potremmo dire che è necessaria per poter riconoscere ciò che già conosciamo e possediamo in noi stessi; essa ci aiuta, per così dire, a ricollegarci con la Verità che è in noi da sempre, ad identificarne i tratti. Chiariamo bene sin d’ora che non tutti possono credere in Cristo dato che egli afferma: Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.Giovanni 6, 44

Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».
Giovanni 6, 29

Chi crede effettivamente in Cristo ripone dunque la sua fede in qualcuno che per lui è già certezza! Perciò Egli disse: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!. Una certezza tanto luminosa e bella che senza di essa la vita perderebbe completamente il suo senso. Egli ci ha detto di fare certe cose e chi le compie è colui che crede davvero in modo verace e sostanziale.

Quali sono le cose che il cristiano deve fare prima ancora di poter dire di credere? Esse si ancorano principalmente allo spirito di Carità, ovvero allo Spirito santo, ovvero al primo e secondo Comandamento. Esse vanno sempre in senso opposto agli andazzi del mondo. Al di là dei numerosi escamotage degli ipocriti, noi comprendiamo che ognuno di questi atti, che infine configurano completamente la nostra vita determinandone la rotta e la direzione in modo inequivocabile, significa perdere continuamente la propria vita in beneficio degli altri; significa percorrere una via stretta, spinosa, improba se paragonata a quella del mondo, ma il cristiano la percorre serenamente proprio perchè CREDE in Colui che gli ha consigliato di fare così.

E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
Giovanni 5, 44

Il Cristiano sà e crede che il Maestro gli abbia indicato, in assoluto ed in Verità, la via migliore, la via giusta, la via vincente, la via gloriosa e che tutte le realtà del mondo, pur nella loro tracotanza e plateale vanagloria, risulteranno infine assolutamente perdenti e vane perchè basate su menzogna ed ingiustizia. Perciò il cristiano agisce così e non si lascia sedurre; non per una sorta di sadomasochismo gratuito come alcuni falsi cristiani praticano ed intendono, ma perchè, come un operaio intento ad un lavoro soffre e suda e sacrifica la propria vita, così anche lui è cosciente di operare per la Gloria di Dio e questo lo rende felice e sereno pur nella tristezza e nella tribolazione che gli derivano inevitabilmente dal confronto e dal contatto costante col mondo e con gli uomini che in esso ancora credono e secondo il quale,di conseguenza, decidono ed agiscono. Credere significa dunque appoggiarsi, affidarsi, consegnarsi a Dio senza timore e senza ripensamenti, significa affidare a Lui soltanto le sorti della nostra vita, significa accettare ed ingerire fino in fondo il calice amaro della sua Volontà, un calice amaro perchè l’uomo deve essere guarito dalla sua impurità, ignoranza, imperfezione e da tutti i nefasti retaggi del peccato che dimorano in lui. Fare la volontà di Dio e di Cristo significa quindi credere; chi non crede infatti non fa e si appoggia ad idoli ed altre falsità per potersi sostenere, ma la fine che li aspetta non è certo invidiabile.

Credere dunque significa appoggiarsi, anche per dare a Lui il nostro fardello insostenibile, per essere soccorsi nella nostra indigenza e per fare questo occorre l’umiltà, il saper vedere e riconoscere la nostra infermità.

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